LA SPALLA CONGELATA:LA RIABILITAZIONE COME TERAPIA CONSERVATIVA

La spalla congelata o capsulite adesiva, è una patologia ad insorgenza spontanea le cui cause non sono ancora del tutto chiarite. Sembra evidente però come questa condizione sia principalmente espressa nel sesso femminile e si ritiene che i principali fattori predisponenti siano di origine endocrina, microtraumatica, biochimica, autoimmune e psicologica.
Si manifesta con una dolorosa limitazione dell’escursione della spalla, sia in attivo che in passivo, in particolare della rotazione esterna ed elevazione.

La sua evoluzione è intesa come un processo continuo durante il quale si susseguono 3 principali fasi: nel primo stadio, detto di freezing è presente vivo dolore, anche a riposo, associato a rigidità. Il paziente, per limitare la sintomatologia dolorosa, tenderà spontaneamente ad intraruotare il braccio appoggiandolo al corpo. Notevole è il disagio e la riduzione della capacità di affrontare le attività della vita quotidiana, dal pettinarsi all’ alzare un bicchiere, così come allacciare un reggiseno o abbottonare una camicia sembrano azioni difficilmente eseguibili.

La II fase, durante la quale la spalla appare come congelata, viene generalmente intesa come fase di picco per rigidità e dolore in seguito alla quale si assiterà al cosiddetto “scongelamento”, o terza fase, caratterizzata da una progressiva evoluzione positiva delle condizioni cliniche, diminuzione del dolore e miglioramento dell’articolarità.
Il decorso clinico non segue, necessariamente, la tipica progressione dei tre stadi ed il pieno recupero non è sempre l’esito comune, specie se non si esegue una corretta azione medica e fisioterapica.

Una corretta diagnosi è dunque importante per una corretta terapia. Essa può essere formulata utilizzando dati anamnestici, clinici e strumentali (Radiografia, TC, RM, scintigrafia ossea, astrografia). Il quadro strumentale evidenzia l’ispessimento della capsula anteriore ed una netta riduzione del volume dell’articolazione gleno-omerale, quale effetto dell’ispessimento capsulare e conseguente contrazione. 

L’iniziale infiammazione sinoviale della capsula articolare evolve in ipertrofia sinoviale, poi in inspessimento capsulare ed infine in fibrosi. Questo aumento di volume sembra caratterizzato da aumento di fibre collagene, miofibroblasti e fibroplasia. 

Il trattamento della spalla dolorosa si pone come obiettivi principali la riduzione del dolore e la riacquisizione della mobilità perduta, sintomi principalmente espressi, soprattutto nelle prime fasi. Il dolore è costante, greve; alcuni pazienti riferiscono come esso colpisca soprattutto durante le ore di sonno. Di solito si manifesta sul lato esterno della spalla e si irradia lungo questo lato per tutto il braccio.

L’azione terapeutica comincia da un’ attenta valutazione iniziale che deve tener presenti le differenti caratteristiche dell’ individuo e le diverse peculiarità della sua condizione.
La terapia manuale, lo stretching e la chinesi sono le tecniche maggiormente utilizzate, eseguite dalle mani esperte del fisioterapista che può e deve educare il paziente ad effettuare esercizi anche in auto trattamento.

Esercizi di mobilizzazione sono indicati per migliorare il range di movimento della spalla e per minimizzare la perdita di tessuto muscolare. Questi esercizi vanno eseguiti più volte al giorno, inizialmente in maniera passiva, passando poi con esercizi attivi-assistiti ed infine esercizi in completa autonomia.
E’ consigliabile aumentare gradatamente l’entità degli esercizi evitando movimenti bruschi ed eseguendoli a velocità costante. la tecnica dell’esercizio deve essere corretta, la muscolatura trae vantaggio da un buon esercizio rispetto ad un alto numero di esercizi scorretti.

E’ importante avvalersi anche di macchinari, specie se di ultima generazione come il laser fp3 o laser ad alta potenza, magnetoterapia associata a crioterapia, da utilizzare soprattutto in fase acuta e sub-acuta, tecarterapia®, che assicurando un maggior apporto di sangue consente di reidratare, elasticizzare ed ammorbidire il tessuto fibrotico formatosi all’interno dell’articolazione, promuovendone una maggiore mobilità.
Un valido aiuto lo offre anche interx strumento con capacità antalgica per il controllo della soglia dolorifica, valido anche per il ricondizionamento e la rieducazione muscolare.

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